11/10/2005

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Affanculo! Quanto mi faccio incazzare!

Oggi mi è presa brutta! Sto male, tutti i miei "conflitti" mi si incidono nelle carni come una malattia. La voglio, ma non riesco a fare a meno di pensare che sta meglio senza di me, che sono un peso e via dicendo.
Mi crogiolo nell'eroica illusione di sacrificarmi e per amore lasciarla andare per la sua strada, ma il solo pensiero mi fa stare male come un cane.
Vorrei semlicemente scappare, sparire e non farmi più vedere da nessuno. Andare migliaia di chilometri lontano da questa città grigia, rinascere come se non avessi mai avuto una storia, una tabula rasa su cui scrivere qualcosa di completamente nuovo e di infinitamente migliore.
Vorrei comperare una pistola e piantarmi un colpo nel cervello: reset completo dell'orribile testa di cazzo che mi ritrovo.
Perchè cazzo devo vivere ogni amore come una tragedia? Perchè non sono capace di accontentarmi di un semplice amore quotidiano? Perchè sono così schifosamente egoista? Merito davvero di vivere?
Ai posteri l'ardua sentenza...
Affanculo! Quanto mi faccio incazzare! Quanto mi faccio incazzare! Quanto mi faccio incazzare!

11/07/2005

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Io, lei, l'altra...

Sono inamorato. Dove sta il problema? Semplice, non sono innamorato della donna con cui vivo, ma di un'altra. Non che la mia compagna, come si dice per essere moderni, mi lasci indifferente ma l'amore per lei è seppellito sotto anni di routine, di abitudine, di incomprensioni. L'amore per l'altra è fresco e vitale ma doloroso: qunado stiamo insieme io sto bene, lei no. Quando non stiamo insieme lei sembra stare meglio, io no.
Ma, cazzo, la voglio comunque! Non sono un santo, e nemmeno me ne fotte una beneamata minchia di esserlo, ma allora perchè diavolo mi preoccupo di stare male, di farla stare male o di far stare male la mia compagna? Forse sono falso come Giuda, mi convinco di preoccuparmi per gli altri soltanto per sentirmi un po' più buono.
Forse, invece, mi sono convinto di essere "al di là del bene e del male", libero dai sensi di colpa e la scoperta di essere "umano, troppo umano" mi sta fottendo il cervello.
Forse sono un minchione qualunque, mediocre al punto di essere perfettamente descritto dalle statistiche.
Forse non mi capisco e basta. O ancora più onestamente mi capisco, ma non mi piaccio.
Cristo, ho una bellissima fidanzata, una vita che potrebbe essere decisamente peggio, una amante splendida ed intelligente, ma niente da fare, io, stronzo, mi vado a complicare la vita con un sacco di pippe mentali. Non riesco mai a godere nulla di quello che ho, maledetto testa di cazzo.

10/28/2005

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Stuck in a moment you can't get out of

E' molto che non scrivo. In realtà quella vaga sensazione di essere preso per il culo dalla vita non si è affatto attenuata, sono semplicemente preda della persistente depressione che una quotidianità ciclica e noiosa ti instilla nell'anima.
Ogni giorno uguale all'altro, mai nulla che cambia, se non per cambiare in peggio. Ogni mattina mi sveglio e, come la nemesi di un film retorico di cui non ricordo più il nome, accadono sempre le stesse cose:
Tea, biscotti, caffè, sigaretta; salgo in auto e mi dirigo verso un lavoro che è, a dir poco, terribilmente noioso. Panino a mezzogiorno. La sera cena, film in tv o computer e poi a dormire, pronti per riprendere parte. l'indomani, ad un rituale disgustoso, noioso e finto come una messa.
I film almeno hanno una conclusione ovviamente imperniata sul buonismo ed i buoni sentimenti; il triste rituale quotidiano finisce solo con la fine della tua vita: te lo devi sciroppare almeno fino ai settant'anni, ed è assolutamente insapore, scialbo, sciatto e grigio. Noioso come ogni giorno che lentamente ed inesorabilmente separa nascita e morte.
Ci si potrebbe incazzare con Dio o con il miliardario che, pieno di soldi, fa una vita piena e ricca. Ma Dio non esiste, ed i miliardari finiscono in overdose nella squallida catapecchia di un travestito che assomiglia a Rocky Balboa dopo un match. No, ci si può incazzare solo con se stessi, quiquam faber fortune suae mi sembra che dicessero i romani, o come diceva Gaber in una canzone: "Mi sono fatto da solo, mi sono fatto di merda".
Vorrei essere nato idiota, pensare solo a quale neon mettere sotto la macchina, avere quale massimo ideale estetico le bocce di un'attricetta televisiva, in modo d'essere troppo stupido per essere consapevole.
Vorrei essere un mezzo animale, di quelli che il sabato sera in gruppo fanno i galletti con una malcapitata ragazzetta, di quelli che "minghia, hai guardato alla mia tipa! Ti mishchio le ossa". Vorrei essere figlio dell'unica madre sempre incinta: quella degli imbecilli.
Vorre, ma volendomi illudo di essere diverso quando, invece, vivo una vita che odio ma che sono troppo vigliacco per cambiare. Mi illudo quando mi lamento invece di affrontare i problemi. Mi sono fatto da solo, maessendo troppo pigro, mi sono fatto di merda e nulla.
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4/11/2005

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Preghiera

Oggi ho controllato dopo mesi il mio blog e ci ho trovato scritti diversi commenti.
E' stato stranissimo, credevo che nessuno leggesse i miei "articoli". In definitiva anche l'idea che a qualcuno potessero interessare le mie riflessioni è una mera illusione dalla quale mi sono ripreso dopo il primo "post": nessuna risposta, nessun interesse. E poi un giorno due risposte! E chissà da quanto stavano lì, abbandonate senza che io le leggessi.Una meta-disillusione: mi sono illuso di essere interessante, mi sono subito disilluso illudendomi di non interessare e tempo dopo mi sono nuovamente disilluso nel momento in cui ho ricevuto un feedback. Beh, voglio innanzitutto scusarmi con le persone che hanno scritto per aver trascurato il sito (mi sto illudendo che a loro almeno possa interessare ricevere una mia risposta). E soprattutto ringraziarvi:i vostri messaggi mi hanno fatto sentire meno solo. Vi prego, piuttosto, di continuare a scrivere. Voglio continuare a far finta con me stesso di interessare ad almeno qualcuno. Una piccola fetta di umanità che si sente alla deriva, senza approdi, senza ormeggi, senza alcuna ancora, trascinata dalle correnti verso l'oblio del nulla.
Grazie e, spero, a presto.

2/14/2005

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Viaggio nel mondo di un idiota.

Sono nato circa trent'anni fa, più o meno intorno a natale.
Non so come un neonato possa sprecare il suo tempo, ma sono sicuro che da quel giorno io non abbia mai smesso di buttare via ogni istante. Ho mai espresso nulla? Ho mai fatto nulla? No. Mia madre mi racconta che ero un bambino comodo: dove mi metteva stavo. L'unica trasgressione che mi concedevo ogni tanto era di suonarle di santa ragione a mio fratello, per il resto ho passato tutti i pomeriggi della mia infanzia davanti ad uno Spectrum. Ed alla fine non è servito a nulla: anche con i computer sono un mediocre.
Sono idiota: l'essenza dell'idiozia. Non valgo nulla, non ho mai voluto valere nulla o spiccare dal gruppo per qualcosa di positivo. Non so quando ma un bel giorno mi sono detto che, visto che in me non c'è assolutamente nulla che sia degno di nota, mi sarei fatto notare per la mia capacità di farmi del male. Quel giorno sono diventato un alcolizzato. Quel giorno sono diventato un'autorità per i miei amici adolescenti, un idiota indecente per l'altra metà del cielo. Poi i miei amici sono cresciuti, sono diventati ingegneri, filosofi, biologi e qualcuno si è messo in piedi una piccola attività e magicamente sono ritornato ad essere idiota, alcolizzato, ma sempre idiota.
Ho provato a smettere, ma sinceramente appena posso ed ho la scusa ci ricasco. E tutte le volte che ci ricasco ho schifo per me stesso. Tutte le volte che ho schifo per me stesso ricomincio a bere. Sono arrivato così a non provare per me null'altro che schifo. Così alle undici del mattino vado al bar e mi bevo una birra. Il mio anestetico preferito.

2/02/2005

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Sono, ma non vorrei essere.

Ho un riff di chitarra in mente. Il timbro è di una chitarra con un overdrive blues. La melodia ha il sapore delle ballate tristi di Eric Clapton, quelle che solitamente accompagnano i film tragici.
Se è vero quel che si dice e la vita è ciò che uno si racconta di se stesso, io sono la voce fuori campo che racconta la vita di uno che si vive addosso. La mia è la storia di uno che non decide nulla, di uno che si illude di avere il male di vivere solamente perchè, in definitiva, ce l'hanno avuto persone notevoli.
Sono un uomo triste, misero ed insulso, un uomo che si aspetta, un uomo che ha deciso di morire. Morire di noia, di tristezza, di inedia, di insoddisfazione, di autocommiserazione.
Sono, ma non vorrei essere. Ho raggiunto l'idea che se si supera la paura istintuale ci si rende conto che l'unico paradiso possibile, dopo la morte, è la non-coscienza, l'inesistenza.

1/24/2005

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Sesso, amore e pastorizia.

Ho finalmente capito cos'è l'amore (ribadisco che è una parola che mi da il voltastomaco)!
Non la passione bruciante che infiamma ogni uomo che appena ha conosciuto una bellissima donna che sembra essersi accorta della sua miserrima esistenza, ma quello strano sentimento che lo lega alla persona con cui divide il letto, la casa e le difficoltà di ogni giorno da diversi anni. Quello che rimane dopo che il desiderio dittatoriale di fare sesso con lei in ogni posto ed in ogni momento è irribediabilmente perso non è amicizia e neppure abitudine, ma qualcosa di completamente diverso.
E' piuttosto qualcosa di simile a quando da bambino, dopo una giornata difficile, al buio delle camere da letto ci si avvinghiava al cuscino, all'orso o alla coperta preferita e la vita tornava ad essere affrontabile. E' qualcosa di simile a quello che i fan incalliti della psicoanalisi chiamano "oggetto transizionale", anche se in questo caso per essere politicamente corretti si dovrebbe dire "persona transizionale". Dopo una giornata di merda, talmente schifosa da entrare negli annali della sfiga, a notte fonda, la abbracci mentre dorme, o meglio ancora ti ci avvinghi, senti che piano piano la vita torna ad essere almeno affrontabile. L'amore è ciò che rende quella rompicoglioni insopportabile con cui si condivide pressocchè tutto l'unica cosa capace di rendere almeno sopportabile il merdoso viaggio verso il non essere. La rende l'unica ragione per vivere, non come questo è inteso dal romanticismo deteriore con cui i filmoni rosa americani riescono ad avvelenarci la vita, manel senso che diventa il tuo anti-depressivo, la tua droga notturna, l'unica medicina in grado di alleviare il male di vivere.
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