E' molto che non scrivo. In realtà quella vaga sensazione di essere preso per il culo dalla vita non si è affatto attenuata, sono semplicemente preda della persistente depressione che una quotidianità ciclica e noiosa ti instilla nell'anima.
Ogni giorno uguale all'altro, mai nulla che cambia, se non per cambiare in peggio. Ogni mattina mi sveglio e, come la nemesi di un film retorico di cui non ricordo più il nome, accadono sempre le stesse cose:
Tea, biscotti, caffè, sigaretta; salgo in auto e mi dirigo verso un lavoro che è, a dir poco, terribilmente noioso. Panino a mezzogiorno. La sera cena, film in tv o computer e poi a dormire, pronti per riprendere parte. l'indomani, ad un rituale disgustoso, noioso e finto come una messa.
I film almeno hanno una conclusione ovviamente imperniata sul buonismo ed i buoni sentimenti; il triste rituale quotidiano finisce solo con la fine della tua vita: te lo devi sciroppare almeno fino ai settant'anni, ed è assolutamente insapore, scialbo, sciatto e grigio. Noioso come ogni giorno che lentamente ed inesorabilmente separa nascita e morte.
Ci si potrebbe incazzare con Dio o con il miliardario che, pieno di soldi, fa una vita piena e ricca. Ma Dio non esiste, ed i miliardari finiscono in overdose nella squallida catapecchia di un travestito che assomiglia a Rocky Balboa dopo un match. No, ci si può incazzare solo con se stessi, quiquam faber fortune suae mi sembra che dicessero i romani, o come diceva Gaber in una canzone: "Mi sono fatto da solo, mi sono fatto di merda".
Vorrei essere nato idiota, pensare solo a quale neon mettere sotto la macchina, avere quale massimo ideale estetico le bocce di un'attricetta televisiva, in modo d'essere troppo stupido per essere consapevole.
Vorrei essere un mezzo animale, di quelli che il sabato sera in gruppo fanno i galletti con una malcapitata ragazzetta, di quelli che "minghia, hai guardato alla mia tipa! Ti mishchio le ossa". Vorrei essere figlio dell'unica madre sempre incinta: quella degli imbecilli.
Vorre, ma volendomi illudo di essere diverso quando, invece, vivo una vita che odio ma che sono troppo vigliacco per cambiare. Mi illudo quando mi lamento invece di affrontare i problemi. Mi sono fatto da solo, maessendo troppo pigro, mi sono fatto di merda e nulla.